( repetita iuvant)

Per anni ho invidiato chi era stato in Grecia, nelle Cicladi in particolare. Poi finalmente ci sono arrivato e anch’io ho respirato il Meltemi:
prima Mykonos la bohemienne, poi giù in nave verso Naxos e il suo irresistibile profumo di polpi alla griglia, toccando le bionde spiagge di Ios prima di approdare alla nera Santorini:
qui, mentre la nave faceva il suo ingresso nella maestosa caldera, guardavo incredulo la scogliera e un brivido mi correva lungo la schiena.

Indimenticabile fantastica Grecia!

A Lesbos invece non ci sono mai stato. Credo ci voglia troppo fegato per andare, dev’esserci uno spirito maligno che aleggia sull’isola, oggi più di ieri:

dopo essere stata sede di un grottesco manicomio per decenni, come documentato dalle crude foto dell’artista Antonella Pizzamiglio, l’isola di Lesbos ospita attualmente il campo profughi di Moria, le cui miserabili condizioni di vita rappresentano una vergogna per l’intera Europa:

donne, vecchi e bambini che muoiono di freddo e di stenti, nel fango e nell’indifferenza.
E’ questa l’immagine che non riesco a togliermi dalla mente. 
Tra un mese sarà il Giorno della Memoria, e ricorderemo con sdegno l’abominio dell’Olocausto. E’ cosa buona e giusta.
Ma che senso ha sdegnarsi per quello che è successo 80 anni fa, se non ci accorgiamo di quello che sta succedendo oggi?
ps
A dire il vero c’è un errore in questo articolo: il manicomio in questione si trovava sull’isola di Leros, dove peraltro esiste un altro campo profughi, altrettanto infelice, a sua volta documentato dalle scioccanti  foto di Antonella Pizzamiglio, con la quale mi scuso per l’involontario mix.
La sostanza però non cambia: anche Leros è in Grecia, che in teoria sarebbe Europa…

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