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Amilcare

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Lo confesso, sono un Hater. Odio il Black Friday, “emo ergo sum” , quel modo di essere che ci porta allegramente a consumare più del necessario, riempiendo il pianeta di rifiuti.

Anche il linguaggio di oggi tradisce il passaggio dall’homo sapiens all’homo consumantis, si usa persino dire “consumare un rapporto sessuale” , abominevole apologia del consumismo!

Ma se capita una buona occasione non ha alcun senso consumarla…  – direbbe il  poeta di “tutto il resto è noia”, quelli però erano gli anni ’70, c’erano i Lovers , oggi è tutto diverso, è l’ora degli Haters

Come tutti gli Haters, in realtà anch’io sono più che altro un invidioso e come tutti anch’io vorrei comprare un sacco di cose a metà prezzo, ma sono troppo tirchio per farlo, il metà prezzo è ancora tttroppo per me …

Sembra una battuta , ma se consideriamo il costo della manodopera in Bangladesh, meno il costo della disoccupazione in Italia, il risultato dovrebbe essere… il diritto per tutti al Reddito del Consumista:

una Tessera che per un giorno ci permetta di comprare qualsiasi cosa sui siti, gratuitamente! Che meraviglia!

Unica condizione: ogni consumatore dovrà andare a lavorare in Bangladesh per una settimana, al posto dei ragazzini. In alternativa potrà fare il netturbino a Roma per un mese. Terza ed ultima possibilità, potrà lavorare a tempo indeterminato nelle miniere di coltan in Congo.

Io passo, rinuncio al Reddito del Consumista.

 

 

 

 

Amore mio,

per Natale avrei deciso di scriverti una lettera distonica e bipolare.

Parafrasando la canzone del buon Gianluca.

Un viaggio ha senso solo se mi mandi una foto che sei in volo…che non ti han fatto l’overbooking, non c’eran scioperi nè bufere…

Ma se l’attesa a volte è lunga,
ci vuole il Libro giusto:
e in quel momento,
penserai a me,
che te l’ho regalato per Natale.
Allora alzerai lo sguardo e mi vedrai accanto a te,
che apposta te l’ho regalato,
per sorriderti mentre mi guardi.
Buon Viaggio Amore mio
VOUCHER VIAGGIO + BESTSELLER + ZAINETTO + TROLLEY
La + simpatica idea regalo, al prezzo che vuoi tu: 
questo mese viaggi con “I Vagabondi”di Olga Tokarczuk , Nobel per la Letteratura 2018
“La rete degli invisibili” di Gratteri & Nicaso, un libro che…quando la realtà supera la fantascienza.
per info: 0372458030

Il celeberrimo Paradosso dei due gemelli, uno viaggiante l’altro stanziale, trovò conferma sperimentale molti anni dopo grazie agli orologi atomici, e definitivamente nel 1976 al Cern di Ginevra con l’esperimento dei Muoni:

Si trovò che al loro ritorno i Muoni erano più giovani, perché erano decaduti più lentamente dei muoni in quiete nel laboratorio
(A.Lanza)
 
Mentre da un punto di vista scientifico si è reso necessario scomodare il Cern, da un punto di vista culturale la dimostrazione è molto più facile: 
basta venire nella mia città a settembre, e solo a settembre, quando si verifica lo straordinario fenomeno del rientro delle signore cremonesi dalle vacanze:
di ritorno dalla Sardegna o dalle Maldive, le splendide mogli della Cremona bene sfilano per la città in bicicletta, a dozzine, esibendo cosce toniche e abbronzatissime, agghindate come fossero quindicenni…
Viaggiare ringiovanisce, c’è poco da dire.
Aldilà del gossip: viaggiare apre gli orizzonti, ci permette inquadrature diverse della realtà, ma non è detto che sia sempre un bene, può infatti succedere che sia difficile rientrare nella propria dimensione quotidiana, trovandola troppo stretta e noiosa.
Nel qual caso l’antidoto consiste nel pianificare subito il prossimo viaggio.
Anche Albert Einstein viaggiò moltissimo, per studio, per lavoro, o per scappare da chi proprio non lo apprezzava…
Se potessi gli chiederei qual è stato il suo viaggio più bello.
Penso mi risponderebbe:  Next!
A.S.

Succede sempre qualcosa, di bello o di drammatico, dipende cosa uno vuol vedere, ma non passa un minuto che succede qualcosa.
I mondi paralleli qui si incrociano, in un limbo musicale dove il samba esplode i suoi controtempi senza ritegno… Ma se uno pretende di capire, è meglio non venire. Rio non si può capire, si può solo scegliere da che parte guardare.

Pensavo allo stupore del primo esploratore spagnolo che nel XVI secolo sentì da lontano il fragore delle cascate per poi trovarsele di fronte, nella loro spaventosa bellezza.

Si, spaventosa bellezza è la definizione più giusta credo. O almeno è quello che ho provato io, guardandole dall’alto verso l’abisso, diversamente dall’esploratore spagnolo che immagino ci sia arrivato da sotto..
In ogni caso non ci sono parole per descriverle: quando la massa d’acqua è all’apice del suo volume sembra di trovarsi di fronte a una divinità, a un fenomeno sovrannaturale.
Questo probabilmente pensava anche il popolo Guaranì, che le cascate le  conosceva da molto prima dell’arrivo dei “civilizzatori” europei. I quali civilizzatori faticano ancora oggi a capire perché non bisogna gettare rifiuti e bottigliette di plastica giù per la cascata..
Dev’esserci forse un gene malato nel nostro DNA, un gene che invece funziona perfettamente nei Guaranì:
non c’è bisogno di educarli né di multarli, loro nascono già sapendo che la Natura va rispettata come una madre:
non la inzozzano, sfruttano le risorse senza esaurirle, mangiano gli animali senza sterminarli e soprattutto senza umiliarli.
L’unico appunto che farei ai Guaranì è che non sono stati riconoscenti verso noi civilizzatori, dimenticandosi di ricambiare la cortesia. Potevano almeno insegnarci come si rispetta una Madre,
che incivili!

C’è un momento in un viaggio che…

sono venuto qua per questo … quel particolare momento di felicità, che non può durare, ma valeva la pena fare la strada… Questo vogliono dire le espressioni di Laura e Mario in Egitto: in questa foto che ci mandano sembra che le Piramidi le abbiano costruite per loro, padroni assoluti di questo momento.

Complimenti ai nostri Globe Trotters

Non so perchè, ma quando ho messo piede in acqua a Essaouira mi veniva da piangere, di gioia.

Era da un po’ che non vedevo l’Oceano: l’Atlantico l’ho sempre visto dalle coste del Sudamerica, dove il Sole non ti degna di mai di un tramonto, mentre qui in Marocco il Sole è generoso e i suoi tramonti ti spaccano in due.

Costeggiando il litorale verso Sud si passa Agadir, e la sua lussuria, per arrivare al Parco Naturale di Souss-Massa dove invece regna la pace totale: ci siamo andati nella speranza di incontrare l’Ibis Calvo ma, come sempre succede, quando cerchi una cosa ne trovi altre…

A Sidi Benzarrene il bagnasciuga è un’immensa autostrada di sabbia, senza fine, e le persone sono solo innocui puntini senza senso.  Abbiamo dormito a cento metri dal mare, di notte faceva un po’ freddo ma una finestra è rimasta aperta, per sentire il tuono delle onde durante l’alta marea, un rumore che non si può dimenticare. Tipo l’Oceano che prendeva a schiaffi la Terraferma…
Infine tappe a Tafraout, Taroudant e Marrakech, a incorniciare un viaggio che per me aveva già raggiunto il suo apice, là dove ho capito cosa stavo cercando solo dopo averlo trovato.

Certo che sì, certo che no!

Da ragazzo sognavo l’America e il Brasile, poi ci sono stato e ho capito che proprio il miscuglio di razze e di colori le rendeva così belle. Ma il razzismo c’era e come. A pensarci bene un certo razzismo c’era già anche da noi, bersaglio i terroni , ma era un razzismo per modo di dire, niente a che vedere con le mitiche vicende dei Martin Luther King e dei Mohammed Alì dell’epoca.

A dire il vero pensavo che il razzismo servisse più che altro a soddisfare un bisogno primordiale, risalente all’homo sapiens, il bisogno di avere qualcuno da odiare, inevitabile come il bisogno di avere qualcuno da amare: pensavo che le persone fossero tutte mediamente buone e mediamente cattive, fermo restando gli exploit di qualcuno in un senso o nell’altro, senza confini di razza. Ero convinto che ognuno si scegliesse un proprio bersaglio per l’odio e uno per l’amore…

Un dubbio mi è venuto quando ho sentito parlare delle Foibe in tele, un abominevole progetto di pulizia etnica, pianificato a tavolino . Allora ho pensato che magari proprio adesso c’è qualcuno che sta pianificando a tavolino qualcosa di abominevole,  ad esempio di manipolare noi tutti per trasformarci in sprezzanti razzisti… Ma che vantaggio ne avrebbe?

Mi chiedo, ma se davvero fossimo razzisti, che ci andremmo a fare noi italiani sempre in giro per il mondo?  Chi è razzista non ama viaggiare.

E poi, gli italiani, che razza sono ?

 

 

Starcevic, in dialetto croato antico, vuol dire “C’E’ UNA STAR CHE GIOCA NELLA POMI”
Partita emozionante ieri sera al Palaradi, quando la Pomì Casalmaggiore ha prevalso per 3-1 contro il Bisonte di Firenze.
Palpitante l’inizio gara, con la Pomì sempre dietro a rincorrere, ma poi sempre vincente nell’entusiasmante rush finale dei primi 2 set.
Sembrava fatta, ma a metà del terzo, l’infortunio di Martinez e l’ingresso di un’irriconoscibile Anastasia Guerra, ribaltavano gli equilibri, spingendo il Bisonte verso una schiacciante vittoria del set.
La Pomì cominciava altrettanto male il quarto, ma quando ormai si profilava l’incubo di un tie break (mai vincente quest’anno per la Pomì)  ecco che di nuovo usciva il carattere di una Starcevic stellare e di un gruppo che finalmente riusciva a meritarsi l’applauso e l’entusiasmo di un Palaradi in festa.
Toccante il riconoscimento tributato, prima della partita da Passione Rosa all’ex di turno, quella Valentina Tirozzi che davvero ha lasciato il segno nel cuore degli ultras.
L’anno scorso lo davamo quasi per scontato che la Pomì dovesse battere questi avversari, ma a dire il vero fa sempre un certo effetto pensare che la piccola Casalmaggiore batta Firenze, piuttosto che Stoccarda o addirittura Istanbul.

Il fatto è che ci si abitua anche ai miracoli.