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Amilcare

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Potessi andare alle Maldive, ci andrei.

In quello splendido acquario…

Però oggi in città ho adocchiato una coppia a piedi, abbronzatissima, e li ho odiati. Per un attimo, però li ho odiati.

Perchè loro sì e io no? – ho pensato.

E’ per Natale che mi accorgo di quanto sono cattivo. Per me è questo il Natale: accorgersi di essere cattivi e pentirsene.

Per poi poter peccare da zero.

Quindi mi vorrei confessare e pentirmi di aver odiato chi è stato in quello splendido acquario che sono le Maldive, che basterebbero meno di 3000€ per andarci,

per esempio all’INNAHURA MALDIVE RESORT con Idee Per Viaggiare in All Inclusive (pubblicità palesemente occulta… ossimoro)

Facciamo che da domani non li odierò più , quelli abbronzatissimi d’inverno che sono stati alle Maldive, prometto che sarò più buono e li invidierò soltanto.

 

 

( repetita iuvant)

Per anni ho invidiato chi era stato in Grecia, nelle Cicladi in particolare. Poi finalmente ci sono arrivato e anch’io ho respirato il Meltemi:
prima Mykonos la bohemienne, poi giù in nave verso Naxos e il suo irresistibile profumo di polpi alla griglia, toccando le bionde spiagge di Ios prima di approdare alla nera Santorini:
qui, mentre la nave faceva il suo ingresso nella maestosa caldera, guardavo incredulo la scogliera e un brivido mi correva lungo la schiena.

Indimenticabile fantastica Grecia!

A Lesbos invece non ci sono mai stato. Credo ci voglia troppo fegato per andare, dev’esserci uno spirito maligno che aleggia sull’isola, oggi più di ieri:

dopo essere stata sede di un grottesco manicomio per decenni, come documentato dalle crude foto dell’artista Antonella Pizzamiglio, l’isola di Lesbos ospita attualmente il campo profughi di Moria, le cui miserabili condizioni di vita rappresentano una vergogna per l’intera Europa:

donne, vecchi e bambini che muoiono di freddo e di stenti, nel fango e nell’indifferenza.
E’ questa l’immagine che non riesco a togliermi dalla mente. 
Tra un mese sarà il Giorno della Memoria, e ricorderemo con sdegno l’abominio dell’Olocausto. E’ cosa buona e giusta.
Ma che senso ha sdegnarsi per quello che è successo 80 anni fa, se non ci accorgiamo di quello che sta succedendo oggi?
ps
A dire il vero c’è un errore in questo articolo: il manicomio in questione si trovava sull’isola di Leros, dove peraltro esiste un altro campo profughi, altrettanto infelice, a sua volta documentato dalle scioccanti  foto di Antonella Pizzamiglio, con la quale mi scuso per l’involontario mix.
La sostanza però non cambia: anche Leros è in Grecia, che in teoria sarebbe Europa…

Per anni ho invidiato chi era stato in Grecia, nelle Cicladi in particolare. Poi finalmente ci sono arrivato e anch’io ho respirato il Meltemi:
prima Mykonos la bohemienne, poi giù in nave verso Naxos e il suo irresistibile profumo di polpi alla griglia, toccando le bionde spiagge di Ios, prima di approdare alla nera Santorini:
qui, mentre la nave faceva il suo ingresso nella maestosa caldera la guardavo incredulo e un brivido mi correva lungo la schiena. Indimenticabile fantastica Grecia!

A Lesbos invece non ci sono mai stato. Credo ci voglia troppo fegato per andare, dev’esserci uno spirito maligno che aleggia sull’isola, oggi più di ieri:

dopo essere stata sede di un grottesco “manicomio” per decenni, come documentato dalle crude foto dell’artista Antonella Pizzamiglio, l’isola di Lesbos ospita attualmente il campo profughi di Moria, le cui miserabili condizioni di vita rappresentano una vergogna per l’Europa intera:

donne, vecchi e bambini che muoiono di freddo e di stenti, nel fango e nell’indifferenza.
E’ questa l’immagine che non riesco a togliermi dalla mente. 

Tra un mese sarà il Giorno della Memoria, e ricorderemo con sdegno l’abominio dell’Olocausto. E’ cosa buona e giusta.
Ma che senso ha sdegnarsi per quello che è successo 80 anni fa, se non ci accorgiamo di quello che sta succedendo oggi?
ps
A dire il vero c’è un errore in questo articolo: il manicomio in questione si trovava sull’isola di Leros, dove peraltro esiste un altro campo profughi, altrettanto infelice, a sua volta documentato dalle scioccanti foto di Antonella Pizzamiglio, con la quale mi scuso per l’involontario mix.
La sostanza però non cambia: anche Leros è in Grecia, che in teoria sarebbe Europa…

Lo confesso, sono un Hater. Odio il Black Friday, “emo ergo sum” , quel modo di essere che ci porta allegramente a consumare più del necessario, riempiendo il pianeta di rifiuti.

Anche il linguaggio di oggi tradisce il passaggio dall’homo sapiens all’homo consumantis, si usa persino dire “consumare un rapporto sessuale” , abominevole apologia del consumismo!

Ma se capita una buona occasione non ha alcun senso consumarla…  – direbbe il  poeta di “tutto il resto è noia”, quelli però erano gli anni ’70, c’erano i Lovers , oggi è tutto diverso, è l’ora degli Haters

Come tutti gli Haters, in realtà anch’io sono più che altro un invidioso e come tutti anch’io vorrei comprare un sacco di cose a metà prezzo, ma sono troppo tirchio per farlo, il metà prezzo è ancora tttroppo per me …

Sembra una battuta , ma se consideriamo il costo della manodopera in Bangladesh, meno il costo della disoccupazione in Italia, il risultato dovrebbe essere… il diritto per tutti al Reddito del Consumista:

una Tessera che per un giorno ci permetta di comprare qualsiasi cosa sui siti, gratuitamente! Che meraviglia!

Unica condizione: ogni consumatore dovrà andare a lavorare in Bangladesh per una settimana, al posto dei ragazzini. In alternativa potrà fare il netturbino a Roma per un mese. Terza ed ultima possibilità, potrà lavorare a tempo indeterminato nelle miniere di coltan in Congo.

Io passo, rinuncio al Reddito del Consumista.

 

 

 

 

Amore mio,

per Natale avrei deciso di scriverti una lettera distonica e bipolare.

Parafrasando la canzone del buon Gianluca.

Un viaggio ha senso solo se mi mandi una foto che sei in volo…che non ti han fatto l’overbooking, non c’eran scioperi nè bufere…

Ma se l’attesa a volte è lunga,
ci vuole il Libro giusto:
e in quel momento,
penserai a me,
che te l’ho regalato per Natale.
Allora alzerai lo sguardo e mi vedrai accanto a te,
che apposta te l’ho regalato,
per sorriderti mentre mi guardi.
Buon Viaggio Amore mio
VOUCHER VIAGGIO + BESTSELLER + ZAINETTO + TROLLEY
La + simpatica idea regalo, al prezzo che vuoi tu: 
questo mese viaggi con “I Vagabondi”di Olga Tokarczuk , Nobel per la Letteratura 2018
“La rete degli invisibili” di Gratteri & Nicaso, un libro che…quando la realtà supera la fantascienza.
per info: 0372458030

Il celeberrimo Paradosso dei due gemelli, uno viaggiante l’altro stanziale, trovò conferma sperimentale molti anni dopo grazie agli orologi atomici, e definitivamente nel 1976 al Cern di Ginevra con l’esperimento dei Muoni:

Si trovò che al loro ritorno i Muoni erano più giovani, perché erano decaduti più lentamente dei muoni in quiete nel laboratorio
(A.Lanza)
 
Mentre da un punto di vista scientifico si è reso necessario scomodare il Cern, da un punto di vista culturale la dimostrazione è molto più facile: 
basta venire nella mia città a settembre, e solo a settembre, quando si verifica lo straordinario fenomeno del rientro delle signore cremonesi dalle vacanze:
di ritorno dalla Sardegna o dalle Maldive, le splendide mogli della Cremona bene sfilano per la città in bicicletta, a dozzine, esibendo cosce toniche e abbronzatissime, agghindate come fossero quindicenni…
Viaggiare ringiovanisce, c’è poco da dire.
Aldilà del gossip: viaggiare apre gli orizzonti, ci permette inquadrature diverse della realtà, ma non è detto che sia sempre un bene, può infatti succedere che sia difficile rientrare nella propria dimensione quotidiana, trovandola troppo stretta e noiosa.
Nel qual caso l’antidoto consiste nel pianificare subito il prossimo viaggio.
Anche Albert Einstein viaggiò moltissimo, per studio, per lavoro, o per scappare da chi proprio non lo apprezzava…
Se potessi gli chiederei qual è stato il suo viaggio più bello.
Penso mi risponderebbe:  Next!
A.S.

Succede sempre qualcosa, di bello o di drammatico, dipende cosa uno vuol vedere, ma non passa un minuto che succede qualcosa.
I mondi paralleli qui si incrociano, in un limbo musicale dove il samba esplode i suoi controtempi senza ritegno… Ma se uno pretende di capire, è meglio non venire. Rio non si può capire, si può solo scegliere da che parte guardare.

Pensavo allo stupore del primo esploratore spagnolo che nel XVI secolo sentì da lontano il fragore delle cascate per poi trovarsele di fronte, nella loro spaventosa bellezza.

Si, spaventosa bellezza è la definizione più giusta credo. O almeno è quello che ho provato io, guardandole dall’alto verso l’abisso, diversamente dall’esploratore spagnolo che immagino ci sia arrivato da sotto..
In ogni caso non ci sono parole per descriverle: quando la massa d’acqua è all’apice del suo volume sembra di trovarsi di fronte a una divinità, a un fenomeno sovrannaturale.
Questo probabilmente pensava anche il popolo Guaranì, che le cascate le  conosceva da molto prima dell’arrivo dei “civilizzatori” europei. I quali civilizzatori faticano ancora oggi a capire perché non bisogna gettare rifiuti e bottigliette di plastica giù per la cascata..
Dev’esserci forse un gene malato nel nostro DNA, un gene che invece funziona perfettamente nei Guaranì:
non c’è bisogno di educarli né di multarli, loro nascono già sapendo che la Natura va rispettata come una madre:
non la inzozzano, sfruttano le risorse senza esaurirle, mangiano gli animali senza sterminarli e soprattutto senza umiliarli.
L’unico appunto che farei ai Guaranì è che non sono stati riconoscenti verso noi civilizzatori, dimenticandosi di ricambiare la cortesia. Potevano almeno insegnarci come si rispetta una Madre,
che incivili!